Paolo Borsellino and disrupting mafia culture today

In order to celebrate the memory of Paolo Borsellino this 19th of July 2020, together with Firm UK, we have selected a podcast about the migration of mafias in Australia, an example of how mafia power and activities evolve and how the lessons learned since the via Capaci and via D’Amelio killings are still relevant today, when it comes to disrupting mafia culture and mafia adaptability.

Lettera del Manifesto di Londra a L’Espresso: “La vera emergenza nazionale non sono i rifugiati, ma gli italiani che vanno via”.

riunione MM

L’Espresso ha dedicato l’ultimo numero del 2019 al tema dell’emigrazione italiana in continua crescita negli ultimi 10 anni, che ha definito “la grande diaspora”.

Il Manifesto di Londra ha scritto una lettera all’Espresso per dire cosa ne pensiamo.

La nostra lettera integrale e’ stata pubblicata dall’Espresso qui, ed e’ riprodotta anche qui sotto:

 

Caro Espresso,

Ti scriviamo per ringraziarti del numero del 22 di Dicembre, in cui avete messo in copertina la ‘generazione in diaspora’, raccontando come l’Italia sia tornata ad essere un paese di emigranti, come mai dal secondo dopoguerra.

Da qualche anno l’associazione Manifesto di Londra (https://www.facebook.com/ManifestodiLondra/) cerca di portare al centro del dibattito pubblico il tema dell’emigrazione italiana. Siamo un’associazione composta da emigrati, nata per offrire uno spazio di attivismo culturale e politico per la comunità degli italiani a Londra e in Gran Bretagna e mantenere vivo un legame con l’Italia progressista.

Guardando l’Italia da fuori, ci preoccupa che pochi si stiano accorgendo che la vera emergenza nazionale non sono le navi cariche di rifugiati, ma il mezzo milione di persone che in dieci anni ha lasciato il paese. Pensiamo sia urgente un dibattito pubblico sulle implicazioni economiche, sociali, culturali e politiche di questo fenomeno, frutto della crisi di un paese che ha smesso di offrire opportunità e speranza. 

Caro Espresso, vorremmo che tu aprissi questo dibattito pubblico, continuando a scrivere del tema oltre gli stereotipi e i preconcetti. 

Ad esempio, scrivendo che la migrazione è fatta di storie individuali molto diverse tra loro. Ci sono i giovani cervelli in fuga, ma c’è anche chi è emigrato 40 anni fa, chi è  emigrato a 45 anni perché ha perso il lavoro, e i camerieri e i rider che non hanno l’arroganza di pensare che tornando in Italia potrebbero salvare il paese. Ci sono quelli che vivendo all’estero hanno trovato il giusto equilibrio e si sentono davvero cittadini del mondo o almeno dell’Unione Europea. E ci sono i tantissimi che lasciano l’Italia per sfuggire alla disoccupazione e alla precarietá, spesso ritrovandosi a fare lavori sottopagati.

È necessario raccontare tutte queste storie per evitare di creare false divisioni tra i ‘bravi o fortunati ma vigliacchi’ che partono e i ‘coraggiosi ma frustrati’ che restano, tra i ‘cervelli che disprezzano l’Italia’ e le ‘gambe e le braccia che nessuno vuole’. La  migrazione non può essere ridotta a una questione di scelte dicotomiche sul paese in cui si vive meglio e in cui il proprio ‘capitale umano’ è  più valorizzato. La nostra, come tutte le vite, è una costante fluidità di condizioni di vita, di lavoro, di luogo di residenza, di affetti, di amicizie, di lotte. Le lotte con cui ci confrontiamo tutti i giorni sono anche quelle legate alla nostra identità e al senso di appartenenza: qual’ è il nostro posto nel paese in cui viviamo e quello da cui veniamo, che responsabilità abbiamo di restare o di rimanere.

Prese tutte insieme, queste storie ci ricordano che l’emigrazione è  un fenomeno collettivo che sta scrivendo e scriverà il futuro dell’Italia, dell’Europa e del mondo. È necessario riflettere su come usarla per costruire un nuovo modello di società e cittadinanza transnazionale, equo, aperto e solidale, in cui si emigra per scelta e non per necessità.

Nel 2020, il Manifesto di Londra continuerà a parlare di questi temi con Italians of London, un progetto video-fotografico per raccontare sui social media la quotidianità e la diversità della vita all’estero. Avvieremo anche un gemellaggio con Grande Come Una Città, il programma di cittadinanza attiva del Municipio III di Roma animato da Christian Raimo. A Marzo saremo insieme a Roma per un evento in cui useremo tante storie di emigrazione per parlare delle sue cause e implicazioni. 

Caro Espresso, aiutaci a raccontare l’emigrazione italiana all’estero ai tuoi lettori in un modo nuovo. Venite a trovarci a Londra e a discutere con noi all’evento di Roma. Soprattutto, continuare a raccontare le nostre, molte storie. 

In solidarietà,

Il Manifesto di Londra

 

 

Nuovo documento politico del Manifesto di Londra (Novembre 2019)

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Il Manifesto di Londra – per immaginare l’Italia che vorremmo – è nato nel Giugno 2017 da un gruppo di cittadini italiani in Gran Bretagna e Irlanda per contribuire a trasformare la politica italiana, per ridare speranza a milioni di cittadini e offrire una chance di riscatto economico, civile e culturale a un Paese sempre più incattivito e rinchiuso in se stesso. 

Londra offre un punto di vista fondamentale per inquadrare questa rivoluzione: con quasi mezzo milione di italiani residenti, è una città italiana più grande di Firenze, destinazione scelta dal 20 per cento dei giovani che lasciano l’Italia ogni anno e cuore di una comunità italiana in Gran Bretagna che conserva un legame diretto con l’Italia. Londra è anche il centro di movimenti che stanno segnando la storia britannica ed europea: da quello che ha trasformato la Gran Bretagna nel Paese con il  più grande partito socialista d’Europa per numero di iscritti a quello della resistenza al fallimento annunciato e in corso della Brexit fino alle avanguardie ecologiste che hanno anticipato il movimento di massa di Fridays for Future

Vogliamo trasformare questo punto di vista in un Manifesto permanente di “Pensiero e Azione”, nella Londra da cui due secoli fa si esprimeva la passione politica e civile di Giuseppe Mazzini, per connettere la comunità italiana progressista e creare un senso di identità collettiva intorno a ideali di giustizia, uguaglianza e solidarietà. Vogliamo

  1. difendere e rappresentare interessi e valori delle comunitá italiane emigrate in Gran Bretagna e Irlanda e promuovere una narrazione che difenda il valore dell’integrazione, in Italia come nelle isole britanniche e nel resto d’Europa;
  2. costituire un presidio di cultura socialista, ecologista, femminista, libertaria ed europeista che faccia da ponte e promuova reciproca contaminazione tra progressisti italiani e britannici;
  3. organizzare iniziative politiche e culturali su questi temi e su quelli della democrazia, dell’antifascismo e dell’internazionalismo, adottando pratiche nella vita concreta dell’associazione che attivamente promuovano la massima inclusività e partecipazione, in particolare femminile, a tutte le attività e alla gestione stessa dell’associazione

I nostri obiettivi discendono da chiare scelte di campo dettate dai nostri valori e dalla nostra identità.

Lottiamo per difendere gli interessi delle italiane ed italiani a Londra, in Gran Bretagna e in Irlanda, di quelli che sono qui da tanti anni e vedono i loro diritti messi in discussione dalla Brexit e di quelli che continuano ad arrivare da un’Italia che nega lavoro, diritti e opportunità. L’ultimo rapporto migrantes parla di 2 milioni di italiani emigrati all’estero negli ultimi 13 anni, cittadini di tutte le etá, regioni e classi sociali che abbandonano l’Italia ogni anno nella più grande ondata migratoria dalla Seconda Guerra Mondiale. Una questione nazionale che la politica italiana ignora mentre si arrovella nelle polemiche sugli immigrati che arrivano sulle nostre coste fuggendo da guerre e devastazioni ambientali. Si tratta di una narrazione razzista e securitaria facilitata dalle scelte degli ultimi governi che, dal 2016, hanno inasprito il controllo della frontiera mediterranea e alimentato una percezione di insicurezza e di emergenza. Occorre ritrovare valori di umanità e recuperare le radici della nostra storia collettiva, perché un Paese di emigranti non può avere paura dei migranti. Noi da Londra vogliamo continuare a dirlo forte: siamo solidali con le organizzazioni e le persone che tendono la mano a rifugiati e migranti. Allo stesso tempo, aiutiamo i nostri connazionali a resistere alla Brexit e ad integrarsi nella società britannica, sostenendo e partecipando agli sforzi dei Comites, dei patronati italiani e delle associazioni che difendono i diritti dei cittadini europei.

Lottiamo per un radicale cambio di approccio alle grandi sfide globali del cambiamento climatico e delle diseguaglianze economiche. Sosteniamo i partiti e i movimenti della sinistra britannica che si battono per una riforma radicale di un “sistema” economico che produce grotteschi livelli di diseguaglianze, precarietà di massa e devastazione del pianeta. Lottiamo per un nuovo modello di sviluppo incentrato sul protagonismo delle istituzioni pubbliche nel contrastare l’accumulazione della ricchezza, la precarizzazione del lavoro, la disuguaglianza di genere e di ogni altra forma e l’ingiustizia climatica. Se in Gran Bretagna la sinistra arranca sull’europeismo, in italia, invece, la sinistra ha da tempo abdicato al suo ruolo: non solo non ci si è liberati dal dogma neoliberista, ma manca una proposta politica rinnovata nei volti e nelle pratiche, capace di rispondere alla perdita di fiducia verso le istituzioni e la classe dirigente. Da Londra vogliamo allora contribuire sia alla svolta neosocialista, ecologista e basata su principi femministi che serve a ridare credibilità alla sinistra italiana, sia a quella europeista che serve a rendere vincente la sinistra britannica. Per farlo vogliamo costruire un ponte tra Gran Bretagna e Italia, favorendo rapporti politici transnazionali e contaminazioni di idee e approcci e promuovendo una comune battaglia per una riforma dell’Unione Europea in senso socialista ed ecologista.

Lottiamo per contrastare la crescita dell’estrema destra in Italia e in tutta Europa. Questa lotta deve per forza partire dal basso e includere il  piano culturale, con una forte iniziativa politica centrata su internazionalismo e antifascismo. Anche la Londra italiana ha visto la crescita dell’estremismo fascista insieme al rafforzamento dell’estrema destra britannica. Partendo dalla collaborazione fra italiani ed inglesi nell’esperienza di Italians United Against Fascism abbiamo limitato la propaganda fascista a Londra. Vogliamo dare seguito a questi sforzi con iniziative ed eventi che celebrino diversità, integrazione e internazionalismo.

Lottiamo infine per riaffermare, con forza, la centralità della cultura democratica in tutta Europa. C’è un parallelo inquietante tra i leader della destra italiana e britannica Salvini e Johnson che denunciano il tradimento parlamentare della ‘volontà popolare’, in UK arrivando al paradosso di una Brexit che doveva ripristinare la sovranità del Parlamento e finisce invece per giustificarne la sospensione. Bisogna tenere alta la guardia quando una parte politica delegittima gli istituti fondamentali della democrazia che non supportano la sua agenda. Vogliamo resistere alla concezione plebiscitaria della democrazia dell’estrema destra aumentando la partecipazione popolare alle grandi scelte collettive e l’autorevolezza dei parlamenti. Sul fronte italiano, non ci convince il drastico taglio del numero di parlamentari con cui una maggioranza quasi unanime ha irresponsabilmente ridotto la rappresentanza dei cittadini in Italia e all’estero.  Supportiamo invece tutte le iniziative di democratizzazione delle istituzioni e dei processi decisionali portate avanti a livello nazionale e pan-europeo.

Per due anni, da Luglio 2017, abbiamo dato vita a un movimento informale di persone impegnate su vari fronti della politica italiana e britannica e accomunate dal riconoscimento dei principi enunciati nel nostro Manifesto. A due anni di distanza la sinistra politica italiana continua a non trovare le risposte necessarie ad affrontare un momento storico certo difficilissimo. Anche per questo è venuto il momento di costituirci formalmente in una organizzazione politico-culturale strutturata, in dialettica con il perimetro politico italiano e inglese. Ne faremo un presidio di solidarietà e un avamposto di democrazia nella Londra italiana e progressista, punto di riferimento per la comunità italiana nel Regno Unito e in Irlanda che abbia ancora voglia di lottare per ideali di giustizia e solidarietà. Per tutto questo il Manifesto di Londra invita le cittadine e i cittadini italiani a unirsi alla nostra lotta.

Comunicato su 10 nuove assunzioni al Consolato di Londra

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Il Manifesto di Londra accoglie positivamente la pubblicazione sul sito del Consolato di Londra dell’avviso di assunzione di dieci impiegati da adibire ai servizi di assistente amministrativo.

 

Tuttavia, riteniamo opportuno fare alcune puntualizzazioni su alcune dichiarazioni riprese dalla stampa del neo-deputato del PD residente a Londra, Massimo Ungaro. In particolare è doveroso sottolineare che si tratta di assunzioni a tempo determinato di sei mesi. Assunzioni a tempo determinato si susseguono periodicamente da diversi mesi a questa parte al fine di far fronte alla situazione sempre piú critica all’interno degli uffici consolari.

 

Inoltre, le dieci assunzioni che avverranno a breve, evidentemente, non possono essere alcun modo conseguenza dell’interrogazione dell’onorevole Ungaro, annunciata alla Camera solamente lo scorso 7 maggio e alla quale il Governo – dimissionario e in carica per il solo disbrigo degli affari correnti – non avrebbe potuto dare risposta.

 

La chiusura del consolato di Manchester, la crescente migrazione di italiani verso il Regno Unito e la necessitá di regolarizzare la propria posizione anagrafica all’indomani del voto della Brexit ha generato una forte pressione sugli uffici consolari a Londra. Tale situazione va necessariamente affrontata con soluzioni strutturate e di lungo periodo, che superino la situazione ormai d’emergenza, affinché possano venire garantiti in modo efficace i diritti dei cittadini italiani in Regno Unito.

 

Il Manifesto di Londra auspica che al piú presto Il Ministero degli Affari Esteri si attivi per una riorganizzazione della rete e dei servizi consolari, specialmente nel Regno Unito. Tale riorganizzazione deve includere al piú presto l’assunzione in pianta stabile di personale aggiuntivo da destinare alla sede consolare londinese, sfruttando i fondi giá assegnati al Ministero al termine della precedente legislatura, come giustamente richiesto anche nell’interrogazione dell’onorevole Ungaro.

 

Perche’ andiamo avanti: il Manifesto di Londra riflette sul voto in Italia e in Europa

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Le elezioni politiche del 4 marzo 2018 sono state profondamente deludenti per chi, come l’assemblea del Manifesto di Londra, aveva riposto speranza nel progetto di Liberi e Uguali. Il 3.5% di consensi è un risultato al di sotto delle peggiori aspettative. Liberi e Uguali non è diventata un’alternativa credibile agli elettori di sinistra che invece hanno preferito il M5S (che guadagna tre milioni di voti di sinistra rispetto al 2013).  Questo deludente risultato esige una seria analisi autocritica che rifugga ogni tentativo del gruppo dirigente di sfuggire alle proprie responsabilità che sono di tutti i soggetti coinvolti.

Se il panorama politico a livello nazionale è sconfortante, l’esito elettorale di Liberi e Uguali nella circoscrizione Europa, e nel Regno Unito in particolare, offre qualche elemento di speranza da cui si può e si deve ripartire. In Europa Liberi e Uguali raccoglie consensi intorno al 5.5%, l’obiettivo minimo per considerare il progetto un parziale successo. Un risultato positivo considerando che all’estero il PD tiene (sopra al 30%) e che lo spazio politico progressista vedeva un’altra offerta politica,  quella di  +Europa, anch’essa al di sopra del risultato nazionale (8% in Europa).

Il voto all’estero si conferma dominato dal voto di opinione di un elettorato più sensibile all’immagine che agli effetti delle politiche del governo, tendenzialmente in ritardo e distratto rispetto alle dinamiche politiche italiane. E’ dunque importante sottolineare i fattori che hanno reso possibile il risultato di Liberi e Uguali in Europa: l’aver presentato una lista di ‘rinnovamento’, ‘radicale, popolare ed europeista’, con una forte presenza femminile tra le candidature, e il lavoro in rete e sul territorio dei circoli di LeU nati in molti paesi europei.

Nel Regno Unito e in Irlanda, in particolare, Liberi e Uguali arriva al 7%, risultato superiore anche al risultato di SEL nel 2013 (4%). I candidati del Manifesto di Londra proposti dal coordinamento di Liberi e Uguali Regno Unito e Irlanda, inoltre, raccolgono ottimi risultati: Federico Varese è il candidato più votato al Senato con oltre 3200 preferenze; Chiara Mariotti è la seconda più votata alla Camera con oltre 2300 preferenze dopo la capolista Sara Prestianni; Giuseppe Di Benedetto, raccoglie un buon consenso con quasi 500 preferenze.

L’assemblea del Manifesto di Londra si congratula e ringrazia tutti e tre i suoi candidati per il loro risultato e per il loro impegno. L’assemblea riconosce che i risultati sono frutto di un gioco di squadra e di un instancabile sforzo collettivo e partecipativo in cui si sono adoperati con determinazione e generosità moltissime volontarie e volontari, a partire da chi ha coordinato e guidato la campagna elettorale: Mirco Brondolin, coordinatore questioni elettorali; Agnese D’Anna, delegata; Laura De Bonfils, coordinatrice comunicazione, Giuseppe Di Benedetto, candidato alla Camera; Matteo M Galizzi, coordinatore programma; Francesca Alice Guidali, coordinatrice eventi e logistica; Adriano Mancinelli coordinatore aspetti finanziari; Chiara Mariotti, candidata alla Camera; Antonio Mattiello, delegato; Andrea Pisauro, coordinatore politico; Stefano Rosatelli, delegato; Federico Varese, capolista al Senato; Flavia Vecchiocattivi, delegata.

Il Manifesto di Londra – nato nella scorsa primavera nel tentativo di contribuire a unire le frammentate forze politiche progressiste in Italia a partire dai loro programmi e che a partire dallo scorso novembre ha aderito al percorso di Liberi e Uguali avviato in Italia – riteneva e ritiene di dovere guardare alla radicalità del Manifesto del Labour di Corbyn come modello ideale di una proposta di sinistra unitaria e moderna per immaginare l’Italia che vorremmo. Una proposta che ritenevamo e riteniamo utile partisse, simbolicamente, da Londra per porre all’attenzione della politica italiana la questione dei flussi della nuova emigrazione, che hanno portato all’espatrio di un milione e mezzo di italiani in un decennio e per ribadire la necessità di costruire un’altra Europa politica, democratica, e sociale.

Il percorso e la scrittura dei 10 punti ‘valoriali’ del Manifesto di Londra sono stati un genuino processo dal basso a cui hanno contribuito compagne e compagni in cerca di una ‘casa’ politica.  Siamo riusciti a richiamare intorno al percorso del Manifesto tante storie, facce, e realtà del mondo progressista italiano nel Regno Unito ed Irlanda, e a ricostruire l’entusiasmo di tornare ad impegnarsi in politica in prima persona. Lo abbiamo fatto tentando sempre di essere inclusivi, unitari, trasparenti, sia nel merito delle proposte che nel metodo delle consultazioni e decisioni con la base.

Siamo anche  orgogliosi di avere contribuito ad organizzare un incontro tra Pietro Grasso e Jeremy Corbyn – il primo di Jeremy Corbyn con la leadership di un movimento politico progressista in Italia – avvenuto lo scorso 20 febbraio. L’incontro è stato uno dei punti più alti della campagna elettorale, ripreso dalla stampa italiana ed estera. Il Presidente Grasso ha sottoscritto personalmente il Manifesto di Londra, rafforzando l’entusiasmo per il progetto.

L’assemblea del Manifesto di Londra non vuole disperdere le energie e l’entusiasmo che è riuscita a generare, unendo militanti, elettori, e volontari progressisti. L’assemblea del Manifesto di Londra ritiene inoltre tuttora valide le proprie ragioni fondative e ancora attuale l’impianto e le questioni poste dal Manifesto, il cui percorso deve pertanto proseguire.

Siamo convinti che lo spirito del Manifesto di Londra, in particolare nella visione strategica che lo informa, nella radicalità dei contenuti che propone, e nella trasparenza e inclusività del percorso che lo ha generato, debbano ispirare anche il futuro percorso di Liberi e Uguali.

 

Per questo l’assemblea del Manifesto di Londra chiede alla dirigenza nazionale di Liberi e Uguali di:

  • avere la generosità e il coraggio di promuovere un percorso ri-costituente inclusivo, democratico, ed unitario, che preveda una rigorosa autocritica e un radicale rinnovamento del suo gruppo dirigente;
  • aprire il percorso ri-costituente anche ai tanti che, pur animati da valori di libertà ed eguaglianza, non si sono riconosciuti nelle nostre liste elettorali;
  • avviare entro l’estate la Costituente di una sinistra radicale e moderna che interpreti anche in Italia la rivoluzione neosocialista del Labour di Jeremy Corbyn, e che offra speranza e opportunità per i molti, non per i pochi.

In vista delle fondamentali elezioni europee del 2019, L’Assemblea del Manifesto di Londra ritiene altresì fondamentale che da questo processo ri-costituente:

  • si rilanci la battaglia politica per un’altra Europa, politica, democratica, e sociale;
  • si faccia partire entro l’autunno un percorso di sintesi con tutte le forze, nazionali e transnazionali, che condividono questa battaglia in vista della creazione di un fronte elettorale comune nelle circoscrizioni elettorali italiane.

Londra, 18 Marzo 2018

Giustizia e legalita’ in Italia e in Europa

Evento 20 February

Il Manifesto di Londra è lieto di annunciare l’evento conclusivo della campagna elettorale di Liberi e Uguali – UK & Ireland con un dibattito sulle mafie, evasione fiscale e riciclaggio Martedi’ 20 Febbraio 2018, 18:15-20:15 ad Alwyne Castle, 83 St Paul Road, N1 2LY London.

Gli ospiti si confronteranno sull’impatto socio-economico della mafia sull’Italia e sull’Europa, e di come mafia e corruzione inaspriscono le disuguaglianze economiche e sociali. Si parlerà di criminalità organizzata e legalità e di come rilanciare una nuova e rinvigorita stagione di lotta alle mafie.

Ne discuteremo con:
Anna Sergi – Docente in Criminologia all’Università di Essex, in qualità di esperta sul tema delle mafie e crimine organizzato in Italia e all’estero
Federico Varese Candidato Senato 2018 – Professore di criminologia all’Università di Oxford, capolista al Senato per Liberi e Uguali nella ripartizione Europa
Chiara Mariotti – Inequality Policy Manager per Oxfam, candidata alla camera per Liberi e Uguali

Interverrano anche:
Giuseppe Di Benedetto – Candidato per la Camera 2018 e altri candidati di Liberi e Uguali ripartizione Europa.

Seguiranno drink e un incontro informale con i candidati

L’attentato di Macerata

L’attentato di Macerata non nasce dal nulla e ci dice che la posta in gioco a queste elezioni è più alta di quanto molti di noi pensassero.

 

Il clima di tensione di questa campagna elettorale è il frutto deliberato di una coalizione di destra riunificata su posizioni razziste e xenofobe e legittimata da Berlusconi, la figura politica italiana più screditata a livello internazionale, come noi italiani all’estero sappiamo bene, eppure oggi riabilitata persino da pulpiti insospettabili.

 

C’è una strategia politica dietro quanto sta avvenendo in queste settimane. Erano calcolate le indecenti parole sulla “difesa della razza bianca” del candidato presidente del centrodestra in Lombardia, così come era calcolato che Salvini alimentasse il clima di tensione, trasformando le vittime in colpevoli e attribuendo a “chi ci riempe di clandestini” la colpa dell’attentato di Macerata. Ed era calcolato il silenzio di Berlusconi su queste vicende.

 

Forse non è calcolato, ma certo fa un rumore assordante, il silenzio del PD. Il partito al governo, presunta forza di centrosinistra, assiste immobile al ritorno di fascismi e ideologie nazionaliste, e non sarà presente alla manifestazione nazionale antifascista di sabato, a Macerata.

 

Ma non è questo il momento di rimanere quieti, è invece il momento in cui chi crede in un’Italia antifascista e democratica lo dica a voce alta: no al fascismo, no al razzismo e alla violenza verso i migranti, le donne e i più deboli.

 

Noi, Liberi E Uguali, forza di sinistra egualitaria e solidale, siamo convinti che “manifestare contro i fascismi non è mai un errore”. Per questo, saremo sabato a Macerata, senza simboli di partito, perche’ l’antifascismo è un tema su cui unirsi, non su cui dividersi.  

 

W l’Italia che resiste!

 

Chiara Mariotti, candidata alla Camera per Liberi e Uguali